Chiesa S. M. Assunta di Oneta
1575 - Il Cardinale Carlo Borromeo si trova a Clusone in visita apostolica, lo accompagna Cesare Pionio prevosto di Olginate in qualità di segretario per la stesura dei verbali. Il futuro santo, che è già una figura leggendaria, non si allontana troppo da Clusone e visita solo i paesi limitrofi meno impervi, per cui la comunità di Oneta non avrà la possibilità di conoscere direttamente l’eminente prelato. Ma il ricordo della presenza nelle nostre vallate del grande uomo di chiesa, canonizzato nel 1610, sarà mantenuto vivo dalla popolazione attraverso la tradizione del “fontanino del Borromeo” secondo la quale si vuole che il Cardinale durante la salita verso il Santuario si sia fermato a riposare e a rinfrescarsi con le chiare acque di una piccola fontana che stava sopra la frazione della Scullera a poca distanza dalla casa della Petruccia Carobbio e prima di riprendere il cammino quel luogo ricevette la sua Santa benedizione.
Il 6 ottobre il Pionio raggiunge Oneta accolto dal clero e dalla popolazione, che attende, com’era consuetudine, ai confini del territorio con Gorno. I verbali di questa visita pastorale, studiati e tradotti da Don Angelo Roncalli, futuro Papa XXIII, si caratterizzano per essere estremamente particolareggiati e sono di fondamentale importanza per la conoscenza dello stato delle chiese esistenti sul nostro territorio e la vita religiosa della nostra antica gente, quando l’esistenza era scandita dal suono delle campane.
Ecco cosa scrive il Pionio nei suoi verbali:
Chiesa S. M. Assunta di Oneta
“ S. Maria Assunta di Oneta: 6 ottobre 1575.
Ho visitato la chiesa parrocchiale sotto l’invocazione di Maria Assunta nel luogo di Oneta, che è lunga braccia 22, larga 11; pareti vecchie e in parte dipinte. Manca il campanile, ma in sua vece sopra il muro di frotespizio ci sono due colonne che sostengono due campane le cui corde pendono sopra la porta maggiore.
La chiesa ha tre altari: l’altare maggiore in una cappella ad arco e dipinta con un icona abbastanza bella... le tovaglie dell’altare sono sporche. L’altare di S. Bernardino ha al posto dell’icona una piccola statua della V. Maria e un’immagine della medesima sulla parete.
L’altare di S. Rocco e Sebastiano ha le immagini in luogo dell’icona.
Ha cura della parrocchia il sacerdote Giovanni Epis, che abita nella casa paterna, perché la canonica è piccola e malandata. Nella sua casa sono stati trovati due sai (vestiti) da secolare.
La chiesa non ha alcun beneficio e gli uomini del luogo danno al parroco ogni anno libre 180.
Dall’iventario ci sono: due calici, una croce, un tabernacolo d’argento, nove pianete: una di velluto rosso e una di pignolato bianco, cinque palii, un tappeto di quelli di Venezia, quattro candelabri di ottone per gli altari, un turubolo nuovo di ottone con la navicella di ottone..
Le anime sono 500 e ammesse alla Comunione 250. (solo gli adulti venivano ammessi ai Sacramenti).” Vengono ammoniti perché non si accostano ai sacramenti: Comino Ghisino, Daniele Eppis, Maifredo de Bonaselli e Giovanni de Zanetti.
I registri di battesimo e di matrimonio non sono tenuti secondo le norme prescritte.
C’è la scuola del S. Sacramento con 30 iscritti, ma solo sei adempiono agli obblighi prescritti, specie riguardo alla frequenza dei Sacramenti. Ogno anno si eleggono due sindaci; ha un reddito annuo di libre 6 che viene speso con le elemosine per la cera e l’olio per ii S. Sacramento. Si danno i resoconti ogni anno e il cassiere ha presso di sé libre 3.
C’è la scuola di S. Maria con 20 iscritti, ma solo sei adempiono agli obblighi prescritti. Ogni anno si eleggono due sindaci e le elemosine vengono spese per i ceri e gli ornamenti del loro altare. Ogni anno i sindaci danno il resoconto presente la congregazione. Ha un reddito di libre 3 con onere annuale di tre Sante Messe. Cassiere della scuola è Battista Eppis, dal 1525 Pellegrino de Carobi ha avuto a mutuo libre 50 al 5 %, ma dal 1565 non viene pagato l’interesse.
I quattro altari di S. M. Assunta
1724 - In un documento allegato ai verbali della visita del vescovo Priuli si legge che gli altari della parrocchiale erano quattro. Seguendo la precisa descrizione del relatore che si firna Tomaso Benalio possiamo sapere a chi erano consacrati gli altari prima dell’ampliamento della chiesa che avverrà di li a pochi anni e che porterà ad una nuova e diversa consacrazione del terzo altare, dedicato questa volta alla Modonna della Cintura e alla eliminazione del quarto.
“La chiesa ha quattro altari, il primo è l’Altare Maggiore (1) ha tutta la mensa consacrata, è privilegiato il giovedì per i defonti. Vi sono poste nel medesimo Altare delle Reliquie di S. Pietro, Pauolo, Andrea, Stefanio Prothomartire, e di S.Cristoforo.
Il secondo Altare è eretto sotto l’invocazione di Maria Vergine del SS. Rosario; ha la mensa portatile e è privilegiato il martedì per li defonti, fratelli del SS Rosario.
Il terzo è eretto sotto l’invocazione de S.ti Sebastiano martire, Rocho, Lucia, e Apolonia e Bernardino, e è chiamato l’altare della Dottrina, e è priviligiato il sabbato per li fratelli defonti di detta Dottrina.
Il quarto è eretto sotto l’invocazione di S. Antonio di Padova, ha la mensa portatile.
(1) il relatore non indica la consacrazione a M.V. Assunta essendo cosa nota e risaputa.
La chiesa parrocchiale di S. M. Assunta
1746 - Termina l’ampliamento della chiesa parrocchiale di Oneta realizzata con una sola navata, suddivisa in cinque campate da quattro lesene, adorna di tre altari in marmo tutti consacrati alla Vergine Maria: il maggiore alla Vergine Assunta, l’altare di destra a Maria della Consolazione o della S. Cintura, quello di sinistra a Maria SS. del Rosario. La struttura è un vero gioiello di architettura settecentesca, arricchita al suo interno da opere di artisti di grande talento, primo fra tutti il Moroni di Albino, a cui viene attribuito il bellissimo dipinto raffigurante l’Assunzione di Maria Vergine posto nella parete centrale del presbiterio (opera giovanile del 1552 ca.), i Fantoni di Rovetta per l’altare maggiore del 1710 dove spicca una medaglia dell’Assunzione in marmo di Carrara posta a palio della mensa, anche l’altare del S.mo Rosario in marmo verde è fantoniano mentre la Madonna del Rosario riposta nella nicchia è una scultura recente proveniente dalle parti di Ortisei, commissionata da Don Brumana nel 1958 circa. Varie e mirabili sculture lignee come il Cristo deposto e S. Luigi Gonzaga e due piccole ma preziose statue in marmo bianco raffiguranti S. Carlo Borrorneo e S. Gerolamo Miani (1), tutti lavori dei citati scultori di Rovetta.
In sagrestia c’è un armadio con edicola contenente un crocifisso in legno di bosso su croce a tronco d’albero di scuola fantoniana.
In merito a dipinti e affreschi si possono osservare il dipinto su tela della B.V Maria Assunta in atto di essere incoronata (2), posto sulla volta del presbiterio eseguito da Lattanzio Querena nel 1833 pittore di Clusone (1760 - 1853); sempre del medesimo artista due dipinti ad olio su tela che rappresentano la “Disputa di Gesù con i dottori del Tempio” posto sopra la porta pricipale, ed il “Commiato di Gesù dalla madre” collocato nella navata di destra. Ancora del 1833 sono alcuni affreschi del Brighenti, insigne pittore di Clusone (1784 - 1861), fra i quali risalta in modo particolare la Cena di Emmaus sulla parete laterale sinistra del presbiterio.
Nel 1934 la chiesa venne ritinteggiata e decorata da Pietro Baggi che eseguiva anche alcuni affreschi, ripresi poi e rifatti nel 1963 da Angelo Bonfanti raffiguranti: Transito di S. Giuseppe, S. Giovanni Bosco, e la Madonna del Frassino. Gli stalli del coro e un armadio da lettorino in noce intagliata sono usciti dalla bottega del Morzenti di Vertova, appartengono alla metà del settecento, l’organo venne realizzato dalla ditta Perolini di Villa d’Ogna nel 1835 mentre la cantoria e il pulpito furono eseguiti nel 1880. Nel coro, sulla sedia centrale, ispirata all’affresco del Brighenti al Santuario, vi è una bella medaglia in bassorilievo che rappresenta il miracolo dell’apparizione. La scultura lignea, giudicata come lavoro del ‘700, venne invece eseguita dallo scultore Balini di Vertova nel 1874 e donata da benefattori di Oneta; una annotazione di Don Olmo indica che l’opera venne pagata 25 lire. Ai lati della porta maggiore sono appesi due ottimi dipinti d’ignoto della fine ‘500 e primi decenni del ‘600 raffiguranti il Cristo deposto e Giuditta in atto di recidere il capo a Oloferne.
Assai pregevoli, tra gli arredi, una croce astile in lamina d’argento e trafori e ornati impressi in busti a rilievo della fine del ‘400; altra croce in rame dorato con figure cesellate del ‘500; un piviale damascato rosso a radianti e cespo araldico pure del ‘500; una pianeta in seta rossa con girali e uccelli del ‘600 e tre calici d’argento sbalzato e cesellato del ‘600/’700.
La parrocchiale è dedicata a S. Maria Assunta che si celebra il 15 di agosto ed è uno dei luoghi di culto più antichi della Valle Seriana. Si commemorava la sua consacrazione il 3 dicembre, ma già alla fine del 1400 si ignorava l’anno di fondazione, tuttavia, per le ragioni già accennate, vi sono validi motivi per immaginare la sua esistenza già nel 1014. Il 9 ottobre 1482 per la sua povertà venne esentata dal pagamento della decima (imposta sulle entrate). Dopo un radicale rifacimento dell’antica chiesa viene nuovamente consacrata il 27 giugno 1514 da Mons. Cristoforo Mangiacino vescovo di Pola, a nome del vescovo di Bergamo, come risulta dalla lapide in marmo nero collocata sotto il portico.
La sua storia è caratterizzata da continui ampliamenti e ricostruzioni; le testimonianze dei vari interventi nei secoli sono visibili nel portale del 1493 sopra il quale c’è una lunetta con l’affresco della pietà, nella colonna di stile romanico, scolpita con tre facce posta sul lato destro della porta maggiore proveniente dalla antica chiesa, e nell’enigmatica lapide funeraria collocata sopra il muro della Cavallera, con iscrizioni latine e vari simboli di significato oscuro, probabile reperto dell’antico cimitero che prima dei decreti napoleonici veniva tradizionalmente ubicato in prossimità del luogo di culto.
Per quanto riguarda l’ultimo ampliamento del 1746 c’è una perizia stilata nel 1749 da Francesco Donato Fantoni figlio di Gianbettino Fantoni ritrovata nei carteggi di questa illustre famiglia di artisti e riprodotta nel catalogo “I Fantoni” a cura di Rossana Bossaglia. La perizia non fa riferimento al portico della facciata maestra, è possibile quindi pensare che sia stato realizzato in epoca più tarda verso la fine del ‘700 in occasione della realizzazione del muro della cavallera ultimato nell’anno 1800. L’importante documento ci fa conoscere il costruttore della chiesa, infatti nella descrizione del Donato Fantoni si legge: “fatta da maestro Battista Bornagho Luganese”. Per quanto riguarda il quadro attribuito al Moroni, nella visita del Borromeo viene definito: “iconam satis decentem et pulcram”.
Lo splendore attuale è in netto contrasto con ciò che vide il vescovo Federico Cornaro in visita pastorale il 12 agosto 1624. Infatti, la chiesa è estremamente povera e malandata, è lunga braccia 22 e larga 11 (un braccio è pari a circa 52 cm), il battistero è nel centro e il pavimento è rotto in più parti, le pareti sono vecchie e in parte dipinte, sopra il muro di frontespizio ci sono due colonne che sostengono due campane con le funi che pendono sopra la porta maggiore dove c’è anche il cimitero. Le finestre sono piccole e non illuminano a sufficienza. La canonica è piccola e cadente così che il parroco è costretto a vivere in casa propria. Al termine della visita il vescovo sconsolato scrive: “...non vi è alcuno che abbia cura di ornare gli altari, pulire la chiesa, suonare le campane e custodire i paramenti”.
Nel verbale della visita accennata, si fa riferimento ad un campanile non ancora terminato, si tratta sicuramente di quello attuale, che a causa della peste del 1630 e il conseguente impoverimento generale, venne finito molti anni dopo nel 1649. Oggi ha un concerto di cinque campane in Sol Maggiore fuse dalla ditta Gian Battista Monzini con castello in ferro dei F.lli Pagani di Tagliuno, recanti la data 1830.
(1) Le due statue sono in marmo bianco di Carrara in mediocre stato di conservazione; sono alte 50 cm e vennero realizzate nel 1722. Il contratto in data 24 febbraio 1722 firmato da Giovanni Fantoni per conto dei fratelli parla di un “accordio” per tabernacolo in marmo; sotto questa dizione va inteso il tronetto come porta ostensorio marmoreo oltre al tabenacolo vero e proprio anche perché i due pezzi fanno corpo unico creando il punto di maggiore riferimento iconografico e liturgico dell’altare maggiore. Questa forma di arredo viene difinito “tronetto” con allusione ai putti e agli angeli che fanno corolla intorno all’ostensorio.
(2) La bella tela del Querena è sempre stata considerata un affresco, tale è la descrizione che ne fecero i parroci esperti di cose d’arte come Don Olmo e Don Canova che trascorsero lunghi anni nella nostra parrocchia. Lo stesso Tiraboschi che era un storico eminente scrive nei suoi appunti: “L’Assunzione dipinta a fresco sopra il presbiterio” Una tale classificazione deriva dal fatto che solitamente in quella posizione si fanno affreschi e non si incollano tele, per cui il pregevole lavoro di questo artista clusonese può annoverare oltre alla particolare composizione del soggetto rappresentato, una Madonna Assunta che nello stesso tempo viene incoronata, un originale ed efficace sistema di dipingere le volte delle chiese.
Costruzione della casa parrocchiale di Oneta
1814 - Si appaltano i lavori per la costruzione della nuova casa parrocchiale di Oneta. La vecchia canonica descritta nel 1624 dal vescovo Federico Cornaro come “piccola e cadente” era inagibile e costringeva il parroco a vivere in casa propria.
L’appalto è l’atto conclusivo del testamento di Lodovico Olim Matteo Carobbio rogato il 22 giugno 1805 che stabiliva di lasciare alla comunità di Oneta “Vicinij” ben sette legati in redditi per un valore in capitali di 8100 lire, affinchè “vengano impegnati nella fabbrica della casa di Oneta che dovrà essere esguita entro 10 anni dopo la mia morte, nel caso non sarà costruita il reddito dovrà essere dispensato ai poveri”. Il generoso lascito comprende anche 130 scudi in moneta di Milano destinati al “rinnovo” dell’organo al Frassino e per l’acquisto di arredi.
I tempi si avvicinavano alla scadenza dei dieci anni per cui il 31 maggio 1814 viene fatta stilare all’Arch. Ing. Tognoli una perizia che valuta la fabbrica della nuova casa in lire 1842,31; nel frattempo si raccolgono “oblazioni” e il sempre generoso popolo di Oneta offre 588,63 lire oltre alla condotta gratuita dei materiali. Ma i redditi di capitale maturati e le offerte della popolazione non bastano a coprire le spese, pertanto si decide di utilizzare i 130 scudi destinati al Frassino, con l’impegno di ricostituire appena possibile il fondo, e si procede pure alla vendita di un terreno di proprietà della chiesa.
Finalmente il 16 agosto 1814 arriva da parte della “Cesarea Reggenza di Milano” l’autorizzazione alla costruzione della casa “conformemente al progetto del Sig. Tognoli”
Il 20 settembre di martedì viene indetta l’asta pubblica (1) alla quale partecipano cinque “Ditte”: Tigliani Camillo di Monte d’Isola domiciliato a Cazzano, Bianchi Carlo di Casnigo, Ponti Pietro di Mendrisio domiciliato a Clusone, Cavadini Marco di Albino e Dolzi Gasparo di Costa Serina. Tutta la popolazione è presente ed assiste con passione alla fase piuttosto concitata delle offerte fatte ad alta voce da parte delle Ditte concorrenti. La base d’asta iniziale è di 2842,32 lire per giungere dopo continue offerte al ribasso, al valore di 2.237,00 lire da parte di Dolzi Gasparo che si aggiudica l’appalto. In base ad una norma del regolamento occorre che siano trascorse 24 ore prima di assegnare i lavori alla ditta Dolzi.
L’indomani si presenta il Tigliani Camillo che offre un ulteriore sconto di 110,85 lire. Si riapre quindi la trattativa che viene aggiornata al martedi 27 settembre, al termine della quale di nuovo il Dolzi, e questa volta in modo definitivo, si aggiudica la costruzione della casa per 1.798,00 lire.
Ai primi di agosto del 1815 la nuova e bella casa del parroco è terminata.
(1) L’asta si svolge alle tre del pomeriggio sulla pubblica piazza, oggi piazza chiesa. Sono presenti quali rappresentati della comunità di Oneta il parroco Don Tommaso Epis che ha diretto personalmente le fasi della concitata trattativa sollecitando più volte i concorrenti ad abbassare il prezzo, vi è pure presente un certo Bonandrini quale “Delegato per il Culto del Cantone di Clusone” tre fabbriceri: Lodovico Epis, Giovanni Carobbio, Paolo Epis, infine due testimoni che sono: Battista Epis e Bortolo Recuperati.
Gli affreschi della parrocchiale
Gli affreschi dell’antica chiesa parrocchiale sono andati quasi tutti distrutti nel 1746 quando si diede mano all’ultimo ampliamento. Una piccola parte della grande composizione pittorica che abbelliva la facciata principale è ancora visibile sopra il portico nella parete del solaio, si riconosce abbastanza bene nella sua grandezza originaria l’immagine della Madonna col Bambino e solo metà della figura di S. Cristoforo, un altro personaggio è raffigurato nel suo riquadro ma è di difficile interpretazione. Sembrano ancora in buono stato di conservazione e non sarebbe una cattiva idea recuperarli per renderli disponibili alla visione del pubblico.
Conosciamo forse anche l’autore di questi affreschi, sulla base di appunti che l’eminente storiografo Tiraboschi fece ad Oneta durante una sua visita con Vittore Tasca attorno al 1880. Egli afferma di avere visto a pochi passi dalla parrocchiale una casa sulla cui facciata si vedevano avanzi di un affresco sul quale da un lato aveva letto le seguenti parole: “Hoc opus f.f. Cominus et fratres...de Epis...die XXX julii 1517” e dall’altro: “Gelmus de Baio...de Clisiono pinxit”. Questo pittore Gelmus de Baio potrebbe avere dipinto anche l’antica chiesa e gli affreschi sopra il portico acquistando credito presso la popolazione, che lo chiamò poi a dipingere alcune belle case dell’ Oneta medievale.